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AirPort

Locuzioni dialettali
« il: 02 Aprile 2012, 22:52:53 »
Sbizzarritevi con i termini strambi e particolari delle vostre parti...

Il tempo di beccare una lista che avevo visto qualche tempo fa e arrivo io con quelli petroniani :lki:

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Offline noi3

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #1 il: 02 Aprile 2012, 22:54:20 »
Rivo co rivo, ma co rivo rivo  ;D
K, fottiti
Fai contenta la tua tosse, fuma una sigaretta

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Offline Darko

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #2 il: 02 Aprile 2012, 22:55:14 »
Moviti -> fermati
Giuro :asd:

L'avevo postato anche su UBS, con la storiella di Camilleri :asd:
Ritengo di avere diritto alle royalties sull'acronimo BUBS :lki:
Sono scemo di mio :verovero: Tutto a posto | I don’t have a problem with caffeine. I have a problem without caffeine.
Se i nostri cervelli fossero abbastanza semplici da poter essere capiti, allora saremmo così semplici che non capiremmo - Ian Stewart
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Offline Gabo

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #3 il: 02 Aprile 2012, 22:55:54 »
Pompa, pompa, che ma sbrofe! :asd:
« Ultima modifica: 20 Giugno 2016, 21:19:45 da Gabo »

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AirPort

Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #4 il: 02 Aprile 2012, 22:59:04 »
Trovata :mki:

Dopo ci sono anche le altre parti :asd:

Citazione
A baluus: indica abbondanza, una gran quantità di qualcosa. E' da utilizzarsi per esprimere circostanze positive: "Com'è andata quella storia che avevi per le mani?". "A baluus!! Ho concluso il tutto e mi è andata di lusso!".

Abasta: derivazione dialettale per definire abbastanza, a sufficienza: "Ne vuoi ancora?" ... "No grazie, ne ho abasta".

Ai livelli: locuzione finale che significa "ad un livello esagerato". Esempio: il giovane bolognese vedendo passare la ragazza famosa in tutto il quartiere per essere una facile commenterà: "Oh, regaz, lei lì è proprio ai livelli!".

Alla vecchia: sottinteso "maniera". Locuzione che esprime la caratteristica peculiare di persone o luoghi non troppo appariscenti e sofisticati nel senso positivo del termine. Negli ambienti felsinei si sentiranno spesso frasi del tipo "un posto alla vecchia" o "una tipa alla vecchia". Esempio: "Quest'estate coi miei amici abbiamo preso la macchina e siamo partiti alla vecchia!".

Arrabbiato: viene spesso usato come rafforzativo all'interno di una frase: "Oh, quel ristorante è caro arrabbiato!".

Bagaglio: sostantivo che può indicare indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. Esempio: "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di superiorità il giovane additando il vecchio cellulare dell'amico dalle dimensioni di un cabina telefonica.Termini correlati: zavaglio.

Balotta (o ballotta): compagnia, insieme di amici. E' usato anche come verbo "fare balotta" ossia chiacchierare, fare conoscenza con qualcuno. Esempi: "Soccia lei là! Si è messa a frequentare una balotta di maragli!", "Per fortuna che in treno ho fatto balotta con una tipa, senò il viaggio non mi passava più!".

Balottino: a differenza di quanto appena detto, questo termine significa imbrogliare, barare durante un gioco. "Non fare il furbo! Ti ho visto che hai fatto i balottini!!"

Bamba: personaggio di precario aspetto fisico e a volte scarse capacità mentali. Abbreviazione del termine nazionale "bambascione". Esempio: il giovane fighetto bolognese esclamerà commentando una compagnia di ragazzi poco appariscenti e scarsamente introdotti nell'ambiente: "Quella lì si che è proprio una balotta (vedi) di bamba!".

Batedo: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di". Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che si abbatte senza concedere tregua alcuna. Esempio: "Ho preso un batedo d'acqua!" esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo un temporale di stagione.

Bazza: intrallazzo, conoscenza tattica. Generalmente volta all'ingresso in disco senza sottostare a code di ore o allo sconto all'atto di un acquisto. Esempio: "Ehi, regaz, stasera ho trovato le bazze per entrare!" oppure: "L'ho comprato a poco. Una gran bazza!"

Bazurlone: sventato, babbeo, persona grossolana nei modi di fare e di parlare.

Beccotto: puntura di insetto (deriva dal becco appuntito). E' facile d'estate sentir dire "Ho preso un beccotto da un'ape!".

Bella…(soggetto): desinenza di saluto amichevole generalmente utilizzata tra persone che si conoscono. Esempi: "Bella Walter, come stai?", "Oh, bella te, come va?".

Ben!: viene usato come rafforzativo in determinate occasioni: "E' ben brutto quel vestito lì!". "Vedi ben di darti una mossa che senò facciamo notte!".

Biga: Bicicletta.

Berta: pistola, rivoltella. Si pronuncia esclusivamente con la "e" molto aperta.

Beverone: bevanda alcolica, cocktail. Esempio: il giovane felsineo dopo il quinto cubalibre dirà all'amico dentro al disco pub: "Quasi quasi mi faccio un altro beverone, tanto anche se mi incasso (vedi) domani sto in branda!".

Boccheggiare (da cui il sostantivo boccheggio): cogliere sul fatto, sgamare, scoprire. Esempio: il giovane ingenuo bolognese non si dà pace perché si è fatto scoprire con l'amante: "Vacca boia, ieri sera non ho controllato il cellulare e la mia morosa mi ha boccheggiato in pieno i messaggi con la tipa!" Può significare anche: avere molto caldo al punto da faticare solo per respirare. Esempio: "Oggi è un caldo, che si boccheggia!"

Bona lè: basta!! Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di qualsiasi attività o discussione. Esempio: "Bona lè! riga(vedi)! non ne voglio più mezza (vedi)!" affermerà perentoria la fanciulla-bene all'incipiente quarantasettesimo tentativo di intomellamento (vedi) ad opera del maldestro maraglio (vedi) di turno. Termini correlati: riga.

Braga: derivazione di braghe, pantaloni. Il termine viene usato per indicare qualsiasi luogo in cui il numero di presenze maschili superi quello femminile. "Oh, regaz, ma dove mi avete portato? In questa discoteca c'è solo della gran braga!"

Bresco (da cui il sostantivo bresca e il verbo imbrescarsi): ubriaco, sbronza, ubriacarsi. Esempio: il giovane timido dopo il terzo negroni commenterà: "Adesso che sono bresco riesco finalmente a intomellare (vedi) un po di gnocche! (vedi)".

Brisa: negazione per eccellenza del vero bolognese. E' uguale al NON in italiano ma è molto più potente. Da usare in frasi perentorie (rigorosamente in dialetto) nelle quali non ci sia possibilità di replica da parte dell'interlocutore. "Oh cinno, brisa strazzer i maron!" = Ehi bimbo non rompere le scatole.

Broda: benzina, carburante. Esempio: il giovane, accortosi che la spia della riserva sul cruscotto della sua auto si è accesa, sbotterà: "Vacca boia, prima di arrivare a casa devo ricordarmi di fare broda!". (in alternativa: Benza)

Bronza: Termine che sta ad indicare una emissione di gas più o meno nociva e/o rumorosa dall'apparato intestinale. "Ha fatto una bronza del trentadue!"

Bulbo: capelli. Esempio: il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico scapigliato dalla corrente: "Con questo vento hai un bulbo che non si affronta!"

Burdigone: letteralmente scarafaggio. Il termine indica però anche quelle caramelle nere, in simil-liquirizia, a forma appunto di scarafaggi, che a volte ancora si riescono a trovare in alcune vecchie drogherie.

Busone: termine conosciuto anche a livello nazionale che in genere ha più significati: letteralmente significa omosessuale, ma si attribuisce spesso anche ad una persona che ha molta fortuna. Detto al femminile (busona) invece significa prostituta. Esempi: "Soccia, siamo capitati in un locale frequentato solo da busoni!", "Non mi dire che sei te quel busone che ha vinto al superenalotto ieri!", "Oh, stasera sui viali non c'è neanche una busona!".

Bussare: col significato di picchiare, menare, dare le botte a qualcuno. Esempio: "quelli erano in tre e quel poveretto l'hanno bussato di brutto!".

Buzza: pancia, gonfiore addominale. Esempio: tipica affermazione di quando due amici si vedono di rado: "…è da un tot che non ti vedo, hai messo su un po' di buzza, eh!".

Cagare la mossa (non): ascoltare, prestare attenzione. Locuzione utilizzata principalmente nella versione negativa incentrata al disinteresse e all'indifferenza nei confronti di una qualsiasi situazione o avvenimento. Esempio: "Lei continuava a parlare ma io non cagavo la mossa…".

Califfo: definizione simile a quella di "sborone" (vedi) solamente intesa con un significato meno dispregiativo e più scherzoso. Esempio: "Luilà, adesso che ha la macchina nuova fa il califfo!". Dire "sei un califfo" è come dire "sei un grande!". Questa espressione è spesso accompagnata da un aumento di volume della voce dell'autore per un evidente coinvolgimento dei presenti.

Campanare: capire, comprendere. Esempio: dopo un'ennesima cazziata nei riguardi del povero moroso sottomesso, la giovane donna bolognese domanderà a lui: "Allora, hai campanato quello che ti ho detto o no?!?".

Canàppia: naso di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto del viso.

Carnaccio: film pornografico. Esempio: "Luilà non fa altro che guardarsi dei gran carnacci!" esclamerà il giovane commentando le abitudini non proprio da playboy dell'amico sfigato. (in alternativa: carnazzo)

Càrtola: tipo giusto, molto fico, di un'altra (vedi). Se si "ha la càrtola" significa che si possiedono tutte le caratteristiche sia fisiche che comportamentali per fare colpo sull'universo femminile. Esempio: "Soccia, vestito così ho una gran càrtola!" esclamerà il giovane bolognese guardandosi allo specchio dopo aver comperato l'ultimo modello di camicia Armani Jeans.

Cassa: o meglio "essere in cassa". Definisce lo stato comatoso conseguente ad abuso di sostanze alcoliche e depone a grande sfavore del soggetto in quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Esempio: "Ieri sera mi sono preso una cassa pesissima!" esclamerà il morigerato fanciullo, la giornata susseguente ad una bravata con gli amici. Termini correlati: cariola. Ha lo stesso significato anche se meno diffuso e conosciuto.

Ciappinaro: La pronuncia esatta è "Ciapinaro" in quanto la doppia "p" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta cadenza felsinea. Il termine, indica il trafficone tuttofare, colui che svolge attività non soggette a fattura nell’ambito della manutenzione della dimora o dei veicoli all'interno di relazioni tribali di condominio o di quartiere.

Ciappino: Il termine ha il significato di affare, incombenza da assolvere. "Devo andare a casa che ho un ciappino da fare" dirà il bolognese alla sua morosa che vuole propinargli una serata davanti alla tele a vedere Bonolis.

Cinno: titolo che viene attribuito al ragazzino dai 5 ai 17 anni, più o meno. Per i tipi più maragli (vedi) viene usato anche "cinnazzo", mentre nella versione femminile ha più grazia. Esempio: "Per me la Stefy è una gran bella cinna!".

Cioccapiatti: Letteralmente "Colui che rompe dei piatti". Personaggio sbruffone con la tendenza a parlare molto e concludere poco. Di solito affibbiato ad individui che si vantano di particolari prodezze o agganci che in realtà non hanno. "Lui lì è un gran cioccapiatti" affermerà il gentleman bolognese raccontando agli amici le gesta del PR di turno che gli aveva assicurato un entrata a gratis in discoteca.

Cioccàta: rimprovero, cazziatone. Esempio: "Ho preso una cioccàta disumana" asserirà lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di corso dal prof che lo ha sgamato mentre copiava la soluzione del problema di Analisi.

Cuccio: piccolo urto, colpetto. "Oh regaz, l'altra sera mentre parcheggiavo ho dato un cuccio al paraurti della macchina", "Sono rimasto a piedi con la batteria. Mi date un cuccio?"

Dare la molla: mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di liberarsi della persona con cui si era soliti accompagnarsi. Esempio: alla domanda "dove l'hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioé, le ho dato la molla, mi aveva troppo zagnato (vedi) i maroni!".

Dargliela su: locuzione finale di una frase che significa terminare, abbandonare un azione che si stava compiendo precedentemente. Esempio: il giovanotto dopo aver preso il ventisettesimo due di picche dalla stessa tipa ostinata esclamerà rassegnato: "Ho provato a intomellarla (vedi) per un po', ma alla fine gliel'ho data su!".

Della serie...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui l'evento che viene commentato si ritiene faccia parte. Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione sia effettivamente giovane ed efficace.

Essere di un'altra / o di prima / o di primissima / o di ultima: sottointeso "categoria". Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità (le prime tre) o disapprovazione (la quarta) per qualcosa. L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti. Esempio: "vecchio, sei di un'altra!" esclamerà il giovane all'amico riuscito nell'intento di ottenere il numero di telefono di una bella ragazza in disco. Esempio: "Comunque vestito così sei di ultima!" dirà la tipa bolognese al suo ragazzo il quale si è appena messo un paio di Clarke e un vecchio maglione comprato in piazzola.

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Offline sgnablo

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #5 il: 02 Aprile 2012, 22:59:53 »
da noi sgualdrina si dice "asina" :asd:

ps: burricca, con accento sulla i :asd:
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AirPort

Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #6 il: 02 Aprile 2012, 23:00:56 »
2/4 :asd:

Citazione
Fagiano: persona poco furba, credulona, ingenua. "Oh regaz, lui lì crede proprio a tutto! E' proprio un fagiano!"

Fanga: scarpa. Esempio: tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho comprato delle fanghe in centro che sono di prima (vedi)".

Fare il proprio numero (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel corso della sua esistenza. Esempio: pronunciata dall'amico di turno lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!".

Farlocco: termine da usare in casi di malfunzionamento di un qualsiasi aggeggio. Il top del farlocco è quando fai un acquisto di cui sei troppo felice e ti accorgi, appena scartato che il tutto non funziona. "Oh regaz, ho comperato un pc nuovo ma non si collega ad internet, mi sa tanto che è farlocco".

Farsi il viaggio (non…): darsi delle arie. Locuzione probabilmente utilizzata anche a livello nazionale ma con significati diversi. Chi si "fa il viaggio" assume un atteggiamento superiore nei confronti delle persone che gli stanno intorno, spesso peccando di egocentrismo e presunzione. Esempio: dirà il classico single deluso dal difficile mondo femminile bolognese all'amico: "Io una tipa che si fa un viaggio così, non la prendo neanche in considerazione!".

Fattanza: definisce lo stato di semi-incoscienza (in diversi casi anche piacevole) derivato dall'abuso di sostanze stupefacenti e/o alcool. La "fattanza" perdura per tutto il periodo di tempo nel quale la sostanza fa effetto ed è spesso seguita da una pesante cassa (vedi) il mattino dopo. Esempio: il giovane bolognese che se la ride in compagnia degli amici facendosi le canne e bevendo litri di birra biascicherà: "Oh regaz, non ce la posso fare, c'ho una fattanza che non si affronta (vedi)!".

Ferro: auto, moto o qualsiasi apparato tecnologico di notevole potenza e bellezza. Esempi: "Anche a me piacerebbe andare in giro con un ferro del genere!" commenta il plebeo bolognese di fronte al passaggio della cartola (vedi) di turno su una potente BMW. "Ho comprato un gran ferro di cellulare!" esclama lo sbarbino (vedi) all'amico fiero del suo nuovo acquisto.

Fetta: significato di piede. Per indicare uno con due piedi grandi si userà dire: "Oh ma che fette c'hai? Sembrano due pinne!"

Fittone: paletto, ostacolo, generalmente fisso, ma sono sempre più frequenti quelli mobili per impedire il passaggio di autoveicoli. Il fittone classico è solitamente di forma fallica. "Oh regaz, l'altra sera ho preso contro a un fittone in parcheggio e ho sfatto la fiancata".

Flòbert: gay, omosessuale. Esempio: il giovane felsineo apostroferà all'amico prendendolo in giro: "E' da un po' che non ti vedo con della gnocca, non starai micca diventando un po' flòbert?".

Fresca: vedi pilla.

Gabanella: Indica il riposino dopo mangiato, all'incirca fra le 13.30 alle 14.30. "Regaz, io vado, mangio, mi faccio una gabanella e torno".

Gaggia: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto delviso.

Gancio (tirare il…): dall'italiano corrente "tirare il bidone". Più diffusa a Bologna è l'espressione "tirare il pacco", ma è conosciuta e usata anche al di fuori dei confini territoriali lessicali.

Geppo (o geppetto, o gebbo): scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore. Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata ulteriormente da specificazioni peggiorative. Esempio: "Leilà si è messa insieme a un geppo di ultima!".

Ghega: colpo, urto, ma può indicare anche un pugno oppure un incidente. "Oh regaz, l'altro giorno stavo impezzando una gnocca di prima. Il suo tipo però se ne è accorto e mi ha cacciato una gran ghega in fronte".

Ghello (non avere un…): è l'equivalente di non avere un soldo. Esempio: il classico geppo (vedi) tirchio chiede all'amico se gli può offrire da bere e lui con grande disapprovazione gli risponde: "Oh, sei davvero un plumone (vedi "pluma")! Ma è mai possibile che esci sempre senza un ghello?".

Ghignare: per il vero bolognese significa ridere. "Oh regaz, ieri siamo andati a vedere un film che ci ha fatto troppo ghignare!"

Gniccare: termine dalla valenza multipla: può indicare un rumore: "Oh regaz, ho la macchina che gnicca sull'anteriore", può essere riferito anche ad una persona che si lamenta sempre; oppure può essere usato per indicare una morte improvvisa "Oh regaz, l'altro giorno è gniccato mio nonno d'infarto".

Gnocca: detto di ragazza particolarmente attraente. Può essere valorizzato da un "Bella gnocca". Termine portato alla ribalta nazionale dallo sciatore bolognese Alberto Tomba, che su certi argomenti sembra alquanto ferrato.

Gnola (fare la): espressione da usare in presenza di persone lamentose, querule. "Dai mò Gina, ti porto al cinema, piantala di gnolare!"

Guazza: per il bolognese DOC il termine indica la brina che durante la notte si forma spesso e volentieri un po' ovunque. "Oh regaz occhio a tornare a casa col motorino che c'è della guazza".

Gubbiare (o ingubbiarsi): dormire, addormentarsi. Esempio: il giovane troverà la classica scusa per evitare di essere cazziato dall'amata per il notevole ritardo: "Scusa amore, mi ero ingubbiato sul divano…".

Guzzare: termine volgare che ha vecchie origini e che significa fare sesso con una tipa. Oppure può significare anche "Rubare": Esempio: sono arrivato al parcheggio e mi sono accorto che mi hanno guzzato la moto!!!

Imballato: detto di posto o locale strapieno di gente. Si usa più frequentemente "murato" ma è un termine usato anche al di fuori dei confini territoriali lessicali.

Impalugare: allappare, invischiare. Esempio: il giovane bolognese che tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno temibile "buondì classico" (privi dell'effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido amalgamante.

Impitonata: dicasi di ragazza molto INTAPPATA, appariscente sia negli indumenti che nel trucco. Riferito al pitone. "Oh, hai visto quella tipa com'e' impitonata?"

In culo al mondo: lontano, molto distante. Esempio: il giovanotto parlando all'amico della cinna impezzata (vedi) la sera prima sbotterà: "Mi sa che con leilì non ci esco, abita troppo in culo al mondo!".

Infoiato: il termine indica uno stato mentale in cui un individuo si butta a capofitto in un'azione oppure è particolarmente convinto di riuscire in una impresa. "Oh regaz, con quella tipa là mi sto infoiando di brutto".

Ingallonare (o ingallonarsi): inchiodare, smettere di funzionare. Esempio: il giovane impiegato di banca incazzato urlerà esausto: "Non ne posso più, sta settimana è già la terza volta che mi si ingallona il computer!!". Invece il giovane che si sveglia in cassa (vedi) sul divano col braccio addormentato commenterà: "Vacca boia, mi si è ingallonato il braccio!".

Intappo: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in modo particolarmente efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). Esempio: l'arrivo di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con cerniera laterale verrà salutato con un efficacissimo: "Soccia, che intappo! Sei di un'altra! (vedi)", "Dove devi andare così tutto intappato?".

Intortare (da cui il sostantivo "intorto"): circuire, ammansire con discorsi possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando camicia "di primissima" e sorseggiando il dodicesimo calice di frizzantino, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla di turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale.

Intrippare (o intripparsi): perdersi in pensieri strani, farsi viaggi mentali. Da notare la derivazione direttamente dal termine inglese "trip". Esempio: "Ieri sera mi sono intrippato di brutto a guardare quel film!".

Ismito: stato di confusione cerebrale, più o meno grave, che può essere transitorio "L'altra sera in disco c'era un volume che quando sono uscito ero ismito". Ma può anche essere di tipo genetico e quindi cronico: "Oh, con quei due genitori lì quel tipo non poteva che nascere ismito!".

Làinz: canna, hashish. Termine che definisce sia il singolo spinello che il fumo in generale. Esempio: nelle balotte (vedi) bolognesi si sentiranno spesso le espressioni: "Regaz, ci facciamo su un làinz?", "C'è qualcuno che ha un po' di làinz?".

Landra: puzza, cattivo odore. Esempio: il giovane incredulo racconta all'amico delle non proprio apprezzabili caratteristiche della ragazza conosciuta il giorno precedente: "Soccia oh, ieri sera sono uscito con una tipa che faceva una landra di ascella che non le si stava vicino!".

Lesso: tipo scarsamente sveglio. Esempio: "Luilì è lesso!" esclamerà la sagace fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della focosa compagna.

Ludro: personaggio dalle abitudini alimentari particolarmente sregolate (soprattutto nelle porzioni e negli orari). "Mangia come un ludro!"

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #7 il: 02 Aprile 2012, 23:07:36 »
Da noi si usa dire "mangia come un lordo" :asd:
Ritengo di avere diritto alle royalties sull'acronimo BUBS :lki:
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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #8 il: 02 Aprile 2012, 23:09:42 »
Da noi si usa dire "mangia come un lordo" :asd:

Da noi "ho mangiato come un ludro" ;D

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #9 il: 02 Aprile 2012, 23:14:16 »
3/4 :lki:

Citazione
Maraglio: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Esempio: il giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando platealmente il possessore della vecchia Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e adesivi sul genere "Turbo", "Rabbit", "O'neill".

Masagno: oggetto di notevoli dimensioni. Esempio: il giovane apostroferà all'amico possessore di un vecchio modello di cellulare: "Non è ora che cacci via quel masagno di telefono?".

Morosa: Fidanzata (Moroso = Fidanzato). "Stasera non posso uscire con voi regaz, devo andare al cinema con la mia morosa!"

Musta: espressione del viso, faccia. Esempio: "Soccia, ma che cassa (vedi) hai preso ieri sera? Stamattina hai una musta che non si affronta (vedi)!". Termini correlati: Malmusta. Cioè quando sei giù di morale e hai una faccia malmustosa.

Noce: sta a significare pugno. "Oh, ti caccio una noce, eh!" esclamerà il bolognese inveendo contro l'ennesimo "extra" che cerca di pulirgli il vetro al semaforo.

Non c'è pezza: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza" significa che non c'è modo di recuperare lo strappo. Esempio: "Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà, non senza una nota di tristezza, il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.

Non si affronta: locuzione atta ad indicare situazioni o immagini al limite della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi. Esempio (vedi esempio precedente): "Hai ragione, non ti si affronta!", risponderà l'amico).

Non volerne (più) mezza: essere saturo di una cosa al punto di non volerne nemmeno più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed inefficace corrispondente italiano. Esempio: "Come mai hai mollato la tipa?", "Perché non ne volevo più mezza, mi aveva fatto scendere la catena (vedi)!".

Paglia: sigaretta. Esempio: tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale, dopo avere sorseggiato il quinto mohito, si rivolge legantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "Oh, rega, avete una paglia?".

Paglione: gran quantità di gente rumorosa. Termine in genere riferito a feste o locali. Esempio: "Soccia che paglione che c'è in sto locale!". Termini correlati: Bordello. Esempio: "c'è troppo bordello in questo locale, andiamo da un'altra parte!".

Panno: coperta (del letto). Esempio: viene chiamato a gran voce dal galantuomo bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora: "Oh, Cesira, tira fuori il panno!".

Para: abbreviazione del termine "paranoia". Esempio: "Lo so che non dovrei mettermi tutte ste pare, ma non ci riesco!".

Penna: termine che viene usato per indicare un bell'esemplare di genere femminile. "Oh regaz, quella tipa lì è una gran penna".

Pezza: (da cui il verbo "impezzare"): uso della dialettica per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua volontà. Esempio: l'individuo, dopo alcune ore sbotterà "Soccia oh, mi stai tirando una pezza allucinante! Non ti si affronta più (vedi)! Bona lè (vedi)!". Termini correlati: tomella, intomellare.

Piccaglio: anche in questo caso la doppia "C" viene rimossa per una corretta pronuncia petroniana. Il termine ha molteplici significati: può essere impiegato per indicare la sicura che si abbassa per chiudere la portiera nella macchina, oppure più generalmente un qualsiasi oggetto sporgente che non abbia un particolare nome. Può essere usato anche per indicare un personaggio di cui si ha scarsa considerazione oppure uno sbruffone, in questi caso ha la stessa valenza di BAGAGLIO.

Piomba: stato comatoso spesso dovuto all'azione di agenti esterni come droghe o alcool, ma che può essere usato per indicare anche uno stato vegetale conseguenza di abbondanti libagioni (è classica la "piomba post-pranzo").

Pilla: soldi, denaro. Esempio: sostantivo generalmente utilizzato per sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al vitellone di sfilare di fronte al locale sull'ultima spider in compagnia della gnocca di turno "Soccia che ferro (vedi)! Luilì si che ha della gran pilla!". Termini correlati: fresca.

Pluma (avere della…): essere tirchio, taccagno. Tipica espressione bolognese di antiche origini usata per definire non solo chi non vuole mai spendere soldi, ma anche chi non li possiede. Esempio: il giovane irritato dall'amico "plumone": "Oh, ma che pluma c'hai!? Non vuoi entrare nel locale perché c'è la consumazione obbligatoria?". Termini correlati: rana.

Polleggio: (da cui il verbo polleggiarsi): riposo, tranquillità, stare calmi. Esempio: stasera non ho voglia di uscire, voglio stare in polleggio" dirà il giovane bolognese all'amico che gli chiederà cosa fare la sera. Viene utilizzata spesso la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del maraglio (vedi) di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco: "Oh, polleggiati subito!".

Polo: vedi zanio.

Prillare: sta a significare il termine "girare". Se state usando un arnese dal lato sbagliato, il felisneo accorto vi dirà: "Se vuoi che funzioni lo devi prillare dall'altra parte"

Prillone: a differenza di quanto sopra, il prillone indica un mancamento dei sensi, uno svenimento. Dopo aver bevuto una serie di GinTonic e Coca-Rum al bolognese doc potrà uscire solo una frase del tipo: "Soccia, dopo il quarto mi son dovuto fermare perchè mi è venuto un prillone che a momenti rimango lì!"

Rana: vedi pluma.

Randa (o randanello): unità di misura della velocità. Indica la possibilità, per un mezzo di locomozione, di raggiungere velocità smodate. "Oh regaz, il mio nuovo FERRO va a randa!"

Regaz: letto fino ad ora, è una contrazione della parola "ragazzi". Usato in maniera confidenziale dal giovane petroniano per salutare la sua balotta di amici. "Oh, Bella regaz, siete a posto?".

Riga: vedi Bona lè.

Rimastanza: sostantivo derivato dalla situazione dell'"esserci rimasti": definisce lo stato mentale precario di quelle tipologie di persone che possiedono strani comportamenti e che comunque si differiscono dalle normali abitudini o modi di vivere. Può anche definire uno stato momentaneo nel quale un individuo può avere una mancanza mnemonica o un'abitudine comportamentale singolare. Esempio: "Ehi, ti sei dimenticato un'altra volta di portarti dietro il libro? Ma che rimastanza c'hai?". Esempio: "Luilà deve esserci rimasto! Guarda con che musta (vedi) e che vestiti va in giro!".

Rusco: pattume, spazzatura. Esempio: "Cacciala nel rusco!" si sentirà dire l'omarino giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta di ritardo rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali.

Rusco e brusco: si dice quando qualcuno dice il bello e il brutto di una vicenda, cioe' non nasconde nulla di un fatto. "Ieri sono andata dal mio capo e gli ho detto il rusco e brusco di cosa non va in quell'ufficio". Oppure pùò indicare un individuo che si adatta a qualsiasi condizione gli capiti davanti: "Oh regaz, sono in astinenza da troppo tempo, stasera pur di far qualcosa tiro sù il rusco e brusco".

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SuNjACk

Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #10 il: 02 Aprile 2012, 23:35:01 »
"Gorahddim" in bangla vuol dire letteralmente "uova di cavallo" ma lo si usa come in italiano si usa "stronzata"

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AirPort

Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #11 il: 02 Aprile 2012, 23:37:34 »
E abbiamo finito :lkof:

Citazione
Sabadone: elemento fisico che, generalmente, popola la provincia felsinea, perennemente fuori dalle mode e dal tempo, un pò ciondolante e dai modi goffi e impacciati, tendenzialmente alienato dalla società che lo circonda.

Sacagnare (o zacagnare): colpire violentemente, fare male. Esempio: "Ieri durante la partita di calcetto ho preso una pallonata che mi ha sacagnato la borsa!".

Sbagiuzza: termine che viene usato per indicare una cosa da poco, dal valore molto scarso. Robetta da niente.

Sbarbino o sbarbo: ragazzo/a di piccola di età, in genere dai 12 ai 19 anni. Esempio: "Quella disco il sabato sera è frequentata solo da sbarbi!" affermerà convinto il trentenne bolognese agli amici, sconsigliando di frequentare locali con gente troppo giovane.

Sbobba: minestra, pietanza dall'aspetto poco invitante simile agli omogeneizzati per bambini. Esempio: l'operaio medio bolognese commenterà ai colleghi al ritorno in reparto: "Oggi in mensa ci hanno dato una sbobba che non si affrontava (vedi)!".

Sboccare: vedi stracciare.

Sbocciare: verbo che definisce l'improvvisa quanto inaspettata azione verbale o fisica da parte di una persona nei confronti di chi gli sta intorno. Esempio: il giovane incartolato (vedi) parla all'amico dell'episodio capitatogli la sera prima in un pub: "Ero lì in polleggio (vedi) che parlavo con la morosa, quando questa tipa che ti dicevo sbuca all'improvviso e sboccia dicendomi che si è innamorata di me!".

Sborone: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie altolocate.

Sbrindellare: letteralmente "fare a brandelli".

Sbrozzo (di…): gran quantità di…, marea di… Non rara è l'espressione negli ambienti bolognesi "c'è un sbrozzo di gente".

Scancherare: imprecare, mandare un accidente a qualcuno, manifestare, in maniera accesa, il proprio disappunto nei confronti di qualcuno o qualcosa. "Oh regaz, ieri ho provato a IMPEZZARE una tipa, ma questa NON NE VOLEVA MEZZA e mi ha scancherato dietro".

Scendere la catena: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Esempio: le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad affermare: "Bona lè, riga! Mi è scesa la catena! Non ne voglio più mezza!". Esempio: il giovane che continua a subire le ripetute lamentele da parte della classica morosa stressante sbotterà: "Non ne posso più! Mi hai fatto scendere la catena!".

Sdozzo: aggettivo che definisce persona o cosa di scarso valore, soprattutto dal punto di vista estetico. Esempio: "…non ricordo come si chiama, ma so che sta insieme ad una tipa sdozza…", "Come si chiama quel posto sdozzo dove siamo stati l'altra sera?", "compra una moto nuova a caccia via quello sdozzo!".

Sfatto: rotto, disfatto, ma anche distrutto dalla fatica, dal troppo lavoro o dal sonno. Esempio: "ho lavorato come un matto e adesso sono sfatto!".

Sfrombolare: gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto inutile o comunque sgradito. Esempio: "Soccia che stereo!" dirà il felsineo appena saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in camera dell'amico "...e cosa ne hai fatto di quello vecchio?", "L'ho sfrombolato giù dalla finestra!".

Sgargiolino \ sgaragino: definizione simile a quella di "sborone" (vedi) e "califfo" (vedi). Esempio: "Con sto freddo, luilà fa lo sgargiolino e va in giro in maniche corte!".

Sghetto (andare di): espressione volta all'identificazione di contesti fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti improbabili. Esempio: tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame, con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte precedente esclama: "Oh raga, se passo questa mi va fatta di sghetto!".

Sgodevole: stato fisico mentale tipico di una donna durante la comparsa delle sue cose, ma può essere usato anche al maschile per indicare un personaggio che NON SI AFFRONTA. "Lui lì oggi è proprio sgodevole!"

Simitoni: Modo di dire ormai solo per veri intenditori. Usato principalmente dalle nonne durante pranzi con abbondanti libagioni. Al terzo piatto di tagliatelle il giovane bolognese comincerà a chiedere pietà alla nonna e la stessa lo apostroferà così: "Ma dai mangia ancora, non stare a far dei simitoni".

Slumare: verbo atto ad indicare un gioco di sguardi fra due persone che non si conoscono, ma che all'apparenza si guardano con interesse. Esempio: il giovanotto bolognese in disco col suo amico potrà così constatare la piacevole situazione: "Oh, hai visto, quelle due tipe? Secondo me slumano! Perché non le impezziamo (vedi)?".

Slungare: Passare, allungare, dare.. si dice per farsi fare un favore subito.. "Oh, mi slunghi il giornale solo un attimo che leggo l'oroscopo?"

Smataflone: ceffone, manrovescio. Celebre la frase della nonna: "Oh cinno, se non la smetti di fare il tuo numero ti caccio uno smataflone che ti attacco al muro".

Soccia: uno dei termini più utilizzati dal popolo bolognese. Anche se è la traduzione dall'italiano "succhia" è da sempre un'affermazione intercalare o accrescitiva per qualsiasi esclamazione. Esempio: "Soccia che due maroni che fai venire!", "Soccia com'è buono sto panino!". Termini correlati: Sochmel (molto più dialettale).

Solfanaio: rigattiere, robivecchi. Termine che deriva dalla "solfa" petulante e ripetitiva col quale il rigattiere faceva sentire la sua presenza per le strade, del tipo "Donne è arrivato l'arrotino!". Il termine si usa per indicare un qualsiasi attrezzo che sia da eliminare per inutilità: "Regaz, oggi mi è cioccato il frigo, è meglio se lo porto dal solfanaio".

Spanizzo: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. Tipico esempio di spanizzo è colui che non ha problemi ad offrire da bere a tutti per restare comunque al centro dell'attenzione. L'immagine, per quanto possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce sensibilmente da quella dello "sborone" in quanto non comprende l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo.

Squasso: unità di misura non precisamente definita, molto simile a SBROZZO. Da usare assolutamente in casi in cui si debba gentilmente mandare a quel paese qualcuno: "Oh tipo, vai mò a fare uno squasso di pugnette!" oppure può indicare un temporale improvviso: "Soccia, dopo cinque minuti è venuto giù uno squasso della madonna!"

Squizzare: letteralmente "schiacciare". Il termine va però associato ad azioni specifiche, quelle in cui c'è una precisa fuoriuscita di liquido ad esempio "Oh regaz, ieri son stato al Mac, mi sono taffiato un tot di patate e ci ho squizzato sopra un tubo di maionese!"

Stracciare: vomitare. Il giovane felsineo che, come al solito, avrà esagerato coi cubalibre e i gin lemon si ritroverà fuori del locale a "stracciare" magari di fianco ai bidoni del rusco (vedi). Termini correlati: sboccare.

Sverzura: stato mentale che comporta una particolare carica o spinta a compiere determinate azioni. La "sverzura" in campo sessuale è un classico, ma può essere associato ad una giornata particolarmente dinamica: "Oggi sono in sverzura, vado via come un treno"

Tabàna: aria irrespirabile, puzzolente o malsana. Esempio: "Dentro quel locale là tra fumo e sudore c'era una tabàna inaffrontabile!".

Taffiare (da cui il sostantivo taffio): mangiare, cibo. Esempio: il giovanotto appurerà dopo l'uscita dal ristorante dove avrà abusato di crescentine e tigelle: "Soccia, stasera ho taffiato a dei livelli esagerati!". Oppure l'amico plumone (vedi "pluma") che chiede informazioni sulla festa serale più dettagliate in modo da organizzarsi per evitare di cenare a casa: "Oltre al bere sai se stasera c'è anche del taffio?".

Tamugno (o tamunio): aggettivo probabilmente di origine dialettale che accentua e rafforza in maniera decisa le caratteristiche del sostantivo in questione. Esempio: il galantuomo riferirà all'amata al termine della cena al ristorante indiano: "Soccia, comunque sto maiale al curry deve essere veramente tamugno da digerire!".

Telaio: fisico, corporatura. In genere riferito alle ragazze, ne definisce l'insieme delle forme fisiche escludendone il viso. Esempio: l'arrapato giovane bolognese commenterà con l'amico al passaggio di una ragazza conosciuta: "Leilà in faccia fa schifo, ma c'ha veramente un gran telaio!".

Telare: andare via immediatamente, abbandonare un luogo. Verbo in genere usato nei contesti dove una o più persone devono abbandonare una situazione disagevole e scomoda. Esempio: "Guarda che facce, secondo me è meglio telare da sto posto!" dirà all'amico l'ignaro personaggio entrato per sbaglio in un bar di periferia frequentato da ex-galeotti.

Tiro: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Esempio: quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao, sono io, mi dai il tiro?".

Usta: termine impiegabile in situazioni difficili, in cui ci sia bisogno di usare intelligenza, oppure astuzia. "Oh regaz, quel meccanico lì ha dell'usta: in due minuti mi ha riparato il mio ferro che non ne voleva sapere mezza di ripartire!".

Và mo là: frase detta come una singola parola (Vàmolà) e che viene introdotta in esclamazioni di constatazione, sia per rafforzare una frase da parte di chi la dice che per ribattere in approvazione da parte dell'interlocutore: "Ho fatto Bologna-Milano in 40 minuti da casello a casello, và mo là!"

Tomella: sostantivo derivato dal verbo "intomellare": riversare fiumi di parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. Esempio: "Cioé, mi hai tirato una tomella assurda, mollami!" dirà elegantemente il personaggio di classe alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Termini correlati: pezza, impezzare.

Zagnare: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella più ampia locuzione "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e sensibili della corporalità maschile.

Zanetta: bastone massiccio e ricurvo nella parte superiore usato dalle persone anziane per sorreggersi. Veniva intarsiato e decorato per renderlo più pregiato. Arnese che può venire impiegato come termine di minaccia: "Cosa vuoi te? 50 euro? Te li do giù per la zanetta 50 euro!"

Zanio (o zagno): freddo. Esempio: la ragazza infreddolita esclamerà durante una giornata del severo inverno bolognese: "Oggi è veramente un gran zanio!". Termini correlati: polo.

Zavaglio: vedi bagaglio.

Zdoura: letteralmente "reggitora o reggitrice". Il termine stava ad indicare, negli anni che furono, la classica donna/padrona di casa factotum della famiglia patriarcale. Ora la zdoura ha il significato più generico di donna un po' attempata, magari una di quelle che ancora piega (a mano) i tortellini alla festa dell'unità, oppure, quelle piene di paillettes, che si trovano nelle balere di liscio.

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Offline Darko

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #12 il: 02 Aprile 2012, 23:43:56 »
"Gorahddim" in bangla vuol dire letteralmente "uova di cavallo" ma lo si usa come in italiano si usa "stronzata"

Ma non dire uova di cavallo. Suona bene :lki:
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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #13 il: 03 Aprile 2012, 00:17:22 »
"Gorahddim" in bangla vuol dire letteralmente "uova di cavallo" ma lo si usa come in italiano si usa "stronzata"

Ma non dire uova di cavallo. Suona bene :lki:

In bangla si direbbe: "Gorahddim boltaso" (trad: stai dicendo stronzate) :lki:

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Offline sgnablo

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #14 il: 03 Aprile 2012, 17:10:58 »
mi piace questa cosa :asd:

beh, in sardo per dire che una cosa è esagerata, si esclama "minch'e quaddu" (immagino non ci sia bisogno di tradurre :asd: )

se uno esagera, si dice che "adi cagau a foras'e su bottu" (ha cagato fuori dal barattolo)

in sardo non esiste il tempo verbale futuro. per indicare una azione futura, si usa un giro di parole: appu a fai ... (ho da fare ....) ad esempio, per dire "il mese prossimo andrò a cagliari",si dice "su mesi ch'intrada app'andai a casteddu"
è il motivo per cui raramente mi vedrete usare tempi futuri o passato remoto. son retaggi del sardo, in cui non esistono. di solito per dire che quindici anni fa andai da qualche parte, direi "quindici anni fa sono andato.
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Offline madnessmike

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #15 il: 03 Aprile 2012, 17:23:14 »
di solito per dire che quindici anni fa andai da qualche parte, direi "quindici anni fa sono andato.
Pressapoco come il veneto; noi ci chiediamo che razza di creatura mitologica sia il "passato remoto" :asdrule:
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Offline Abominable Snow Tux

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #16 il: 03 Aprile 2012, 17:50:47 »
di solito per dire che quindici anni fa andai da qualche parte, direi "quindici anni fa sono andato.
Pressapoco come il veneto; noi ci chiediamo che razza di creatura mitologica sia il "passato remoto" :asdrule:

mai usato in vita mia nel linguaggio parlato!!!  :asd:

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Offline Cire

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #17 il: 03 Aprile 2012, 18:04:37 »
di solito per dire che quindici anni fa andai da qualche parte, direi "quindici anni fa sono andato.
Pressapoco come il veneto; noi ci chiediamo che razza di creatura mitologica sia il "passato remoto" :asdrule:

mai usato in vita mia nel linguaggio parlato!!!  :asd:

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Offline Darko

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #18 il: 03 Aprile 2012, 19:54:08 »
di solito per dire che quindici anni fa andai da qualche parte, direi "quindici anni fa sono andato.
Pressapoco come il veneto; noi ci chiediamo che razza di creatura mitologica sia il "passato remoto" :asdrule:

mai usato in vita mia nel linguaggio parlato!!!  :asd:

Dico sul serio!

Da noi qualunque azione al passato si esprime con il passato remoto :rotfl:
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Offline sgnablo

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Re:Locuzioni dialettali
« Risposta #19 il: 03 Aprile 2012, 20:11:24 »
anche se avvenuta dodici secondi prima :lki:
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